
Pratiche di conversione: il Consiglio federale dice chiaramente no, ma la regola nazionale resta aperta
Un nuovo rapporto federale conferma casi e sofferenza considerevole in Svizzera. Apre la strada a una regolamentazione federale più precisa, ma non decide ancora un divieto.
Il 2 settembre il Consiglio federale ha adottato un rapporto sulle cosiddette pratiche di conversione. Vi afferma che questi tentativi di modificare o reprimere orientamento sessuale, identità di genere o espressione di genere avvengono anche in Svizzera e possono causare una notevole sofferenza psichica. Il governo respinge espressamente queste pratiche.
Secondo il rapporto, i dati limitati non consentono di quantificarne affidabilmente la diffusione nell'intera popolazione. Come indicazione la Confederazione cita lo Swiss LGBTIQ+ Panel 2023: oltre il nove per cento delle persone lesbiche, gay o bisessuali intervistate e quasi il 16 per cento delle persone trans intervistate ha riferito almeno un tentativo di questo tipo. Questi dati d'indagine non sono una stima della prevalenza nazionale.
Il diritto penale, civile e delle professioni sanitarie esistente offrirebbe già un'ampia protezione, mentre diversi Cantoni creano proprie regole. Il Consiglio federale vede quindi spazio per esaminare una regolamentazione più precisa a livello federale. Importante: il rapporto stesso non introduce ancora un divieto in tutta la Svizzera. Le persone colpite da violenza o discriminazione anti-LGBTIQ trovano consulenza riservata presso la LGBTIQ Helpline.
Fonti & contesto
- Bundesrat / BAG ↗Bundesrat / BAG · Consultato il 3 settembre 2026
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